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Zaha Hadid: donna, visionaria, della gravità sfidante

Un ritratto in parole immagini e video per ricordare il genio e le opere dell'architetto iraniano Zaha Hadid scomparso nel 2016.

Alchimia della forma e forma piegata alla funzione, chi è senza peccato, alzi la prima pietra.

Zaha Hadid, architetto iraniano, possiede una forza bellica, trasversale, innata, e senza paura. Ridisegna i contesti, racchiudendoli nell’epicentro delle sue cattedrali nel deserto, o piega gli spazi rappresi nei tessuti urbanistici delle città, ne fa disegno e scultura, arte e cultura. Che non si è mai piegata è la sua architettura, resistita al giogo delle regole, delle consuetudini, delle rappresaglie normative e gravitazionali, del sessismo, è un’architettura che sfida e insieme emula la natura, che ne fa guida e rappresentazione puntuale, un’architettura dagli spazi annientati dagli spigoli, fatta di angoli di cielo, punture di prospettive, sbalzi magistrali che si prendono gioco della simmetria al limite dell’ingegneristica funzione.

È una disciplina assoggettata alla bellezza del gesto e dello sguardo, alla sfuggente definizione dei perimetri e della materia, dove la planimetrica distribuzione degli spazi si erge come una epidemia spaziale costruita da altra natura, grazie, sempre, alla violazione incauta ed efferata della gravità, grazie alle visioni di questo genio novecentesco, donna ignorata, che come di consueto ha dovuto faticare il doppio per colpire alla gola lo scetticismo borghese, l’esperanza planimetrica fatiscente del già detto e del già anche sussurrato.

È il capitalismo che si ribella allo status quo grazie alla perenne vertigine, al fuori misura, al quasi collasso, al corteo cementizio che a sua volta contiene museo, redditizio, vestale, amante della geometria meno causale.

La sua opera, o la si ama o la si odia.

zaha hadid

Heydar Aliyev Center a Baku, in Azerbaigian, 18 giugno 2015 (epa/Robert Ghement)

 

“Sono sempre stata interessata al concetto di frammentazione e all’idea di astrazione ed esplosione, de-costruendo le idee della ripetitività e della produzione di massa” Zaha Hadid, 2007

 

MAXXI Roma // Zaha Hadid – Photo Pier Paolo Cito

 

MAXXI Roma // Zaha Hadid

MAXXI Roma // Zaha Hadid

Zaha Hadid nasce a Baghdad il 31 ottobre 1950, muore a Miami il 31 marzo 2016 all’età di 65 anni, a seguito di un attacco cardiaco mentre era in ospedale dove era stata ricoverata per una bronchite.

Nel 2004 è stata la prima donna a ottenere il Premio Pritzker.

Nel 2010 il TIME la include nell’elenco delle 100 personalità più influenti al mondo.

Nel 2013, lo studio Zaha Hadid Architects, fondato a Londra nel 1979, ha 246 architetti dipendenti e si colloca al 45º posto nell’elenco dei più importanti studi di architettura del mondo: http://www.zaha-hadid.com

“Non solo il MAXXI di Roma, ma anche il Rosenthal Contemporary Arts Centre di Cincinnati, prima opera americana (aperta nel 2003) in cui la strada si spinge fin dentro l’edificio, diventando il perno spaziale attorno a cui si organizzano sezioni e percorsi distributivi dell’intero complesso; la stazione marittima di Salerno (2002-2012), nei pressi della quale – ha scritto Hadid – la banchina si “alza dolcemente a suggerire il succedersi di rampe progressivamente inclinate all’interno dell’edificio, tramite le quali i passeggeri accedono alla piattaforma d’imbarco“; l’Aquatics Centre, costruito a Londra per le Olimpiadi del 2012, il cui involucro è suggerito dalla fluidità dell’acqua in movimento; la Guangzhou Opera House in Cina (2010) o, ancora, l’Heydar Aliyev Centre a Baku (2013). Fino alla recentissima stazione ferroviaria per l’alta velocità di Napoli Afragola: opera postuma, inaugurata solo nel 2017 (un anno dopo la scomparsa della sua progettista), in cui l’ennesima architettura-spettacolo si fa landmark urbano per il caotico tessuto a nord del capoluogo partenopeo, mediante una struttura che lentamente si erge dal terreno, scavalca i binari e si modella in un continuum spaziale in cui muoversi liberamente. Simili complessi architettonici hanno avuto spesso bisogno di attente riflessioni sul tema dei più nuovi materiali da costruzione, campo in cui lo studio ZHA ha prodotto interessanti sperimentazioni: con Italcementi per il MAXXI di Roma e il Padiglione Italiano all’Expo di Shangai (che ha portato al brevetto di un cemento trasparente), ma anche con le ricerche condotte sul Corian, insieme alla DuPont, tanto per la stazione di Afragola quanto per Z-Island, la cucina monoblocco presentata al Salone del Mobile di Milano nel 2006″.

Stefano Casciani

Stazione AV di Napoli Afragola / Zaha Hadid

Stazione AV di Napoli Afragola / Zaha Hadid

 

Zaha Hadid video memorial con i contributi di Foster, Rogers, Ingels, Levete, Libeskind e altri.

“Hadid appartiene a una generazione di progettisti formatisi sotto la guida di docenti che non potevano – o non volevano – costruire. Per loro l’architettura era confinata alla carta, era una speculazione critica sul suo destino e il suo ruolo in un clima ostile. La conquista più grande della Hadid è proprio aver cambiato questo quadro. L’avanguardia considera ancora con un certo sospetto i compromessi che il costruire nel mondo reale comporta: ma il suo Contemporary Arts Center di Cincinnati appena inaugurato è una prova convincente che la sua esplosiva visione dello spazio è capace di trasformarsi, senza minimamente rinunciare alle proprie ambizioni, in una vera architettura, funzionale a un luogo e a un compito specifico.”

Deyan Sudjic

Zaha Hadid portrait

Zaha Hadid, portrait

Principali opere realizzate.

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