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I prima e i dopo del Content Design

Il Content Design è il processo per cui business e persone si incontrano. Per noi è uno spartiacque potentissimo che crea un mondo prima e un mondo dopo.

Esiste un mondo prima e un mondo dopo il Content Design.

C’è il mondo in cui la creatività sgorga con la forza di un’eruzione vulcanica.

E poi c’è un universo di forme armoniche e limpide, di sintesi, di pura funzione.

Da una parte il principio dionisiaco, dall’altro quello apollineo.

Il Content Design come miracolo della forma

Il Content Design è la soluzione che letteralmente, scioglie la sostanza di un mondo (quella lavica) nell’altra (di pura forma) facendole incontrare in un territorio neutro e inedito. È la cornice che solidifica il magma intrappolando però la sua scintilla, la manopola che regola e chiude il rubinetto dell’immaginazione senza farla perdere.

Il Content Design è anche e soprattutto un luogo di incontro di un qui (gli obiettivi di un business) e di un (i bisogni delle persone). Uno spazio astratto e fisico in cui la lingua franca sono i contenuti.

Prima ricerca, poi progettazione

Ma c’è un prima e un dopo anche all’interno del Content Design.

Prima c’è la ricerca, poi c’è la progettazione, due piloni imprescindibili del processo, ovvero quel perimetro che delimitiamo (campo di ricerca) per trovare elementi (nuovi o già conosciuti) e creare connessioni tra di loro (progettazione).

E, come un frattale, esiste un prima e un dopo anche nella fase di ricerca: prima c’è il why, primo motore immobile che governa la fase di discovery e che svela la motivazione che lega persone e brand; poi c’è l’how, il viaggio dell’utente che l’ha portato a un’azione (dalla awareness alla consideration alla decision) attraverso una comprensione intima della persona – non più come utente o consumatore ma come semplice membro della razza umana.

Dal “mi piace” al “ah, è ovvio”

Poi c’è un prima e dopo che parte proprio dal Content Design e che dovrebbe diventare legge universale.

Prima c’è un mondo governato dal gusto personale, dalle opinioni e dalle chiacchiere di strada, dal “mi piace” e dal “non mi piace”, un mondo che ancora, purtroppo, esiste e resiste con sorprendente cocciutaggine, all’interno delle pratiche decisionali di un progetto di contenuto.

Poi c’è un mondo, e pare utopistico eppure esiste, in cui le persone si confrontano su dati empirici e oggettivi, figli della fase di ricerca e discovery. Un mondo in cui il designer prende per mano il cliente fino a fargli dire una frase che vale più di mille orgasmi: “ah! Ovvio”.

Parliamo di Copywriting, Web Design
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