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Design e processo creativo, per caroselling dietro le quinte intervistiamo la nostra silvia, branding designer!
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Caroselling dietro le quinte: parliamo di design e processo creativo con Silvia

Design e processo creativo significa ascolto del cliente, conversazioni e incontri, solida analisi, progettazione e sviluppo: solo dopo questi passaggi scatta la ‘prima’ dei nostri progetti.

Ricordi? NON siamo giovani e dinamici, anche se rischiamo come se avessimo 23 anni.

Tenendo fede a questo mantra, lavoriamo insieme per presentare al pubblico dei nostri clienti la più spettacolare, efficace e mirata esperienza digitale. 

Una serie di conversazioni in cui ci presentiamo come Caroselling

Siti web belli, funzionali e usabili: un obiettivo in apparenza semplice per una lavorazione complessa. A premiarci sono la soddisfazione di chi ci ha cercato, e qualche volta i premi di chi fa di esperienza dell’utente, interfaccia e innovazione il suo pane quotidiano, come i 4 recenti che abbiamo ricevuto da CSS Design Awards, eccellenza mondiale per ispirazione e per design, dove siamo anche stati Site of the day il 5 dicembre 2021. 

L’ultima versione del nostro sito rappresenta infatti una summa del nostro modo di esprimerci e di lavorare: per noi un design intrigante e di impatto deve partire da un’architettura complessiva non scontata, garantire una navigazione equilibrata e gradevole e offrire un motore di ricerca intelligente settato al millimetro sulle aspettative degli utenti.

Mostriamo spesso ciò che facciamo (e come lo facciamo), ma chi siamo davvero? (bisognerebbe chiederselo spesso, come ricordiamo in una Lettera esistenzialista che gioca intorno all’About us).

E ora cominciamo con il nostro dietro le quinte! La prima tra di noi che lanciamo sul palcoscenico è Silvia Ansaloni, designer ossessionata dall’estetica, dalla tipografia e dalle arti visive, progettista grafica e illustratrice freelance specializzata in branding design.

I nostri collaboratori non arrivano a Caroselling per caso: la loro personalità è importante quanto la professionalità.

Domanda: Immagina una valigia capiente che contiene tutto il necessario per un designer. Anzi, non per un designer qualsiasi: per te. Cosa contiene?

Risposta di S.: La mia valigia contiene molte cose: tanta pazienza, un computer potente, un iPad sul quale disegno, fogli svolazzanti (è imbarazzante notare la differenza in fatto di organizzazione tra il mio computer e la mia scrivania…), matite ed evidenziatori e infine, non meno importante, un piccolo cane da compagnia di nome Mojito.

Come funziona il processo creativo? 

Credo che per raggiungere una collaborazione trasparente e di qualità si debba seguire un iter preciso. È necessario infatti saper comunicare le varie fasi della progettazione in modo da non incorrere in malintesi. Negli anni ho sviluppato un metodo che seguo ogni volta che inizio una nuova lavorazione. È in continuo sviluppo, in continuo miglioramento.

Il processo creativo per Silvia in 4 fasi

1 · intervista

Questa è la fase più importante per dare inizio alla lavorazione. Faccia a faccia o al telefono, parliamo al cliente per comprenderne il business e le aspettative. Insieme andiamo a definire obiettivi, scopi e opportunità da perseguire. Una fase conoscitiva fondamentale che non può essere trascurata.

2 · pianificazione

Come progettista, seguo un processo chiaro e strutturato. L’approccio deve essere funzionale e appropriato. In questa fase studio la concorrenza, analizzo il gruppo target e i trend del settore per definire la strategia e il linguaggio visivo più consono.

3 · creazione

Utilizzando le informazioni a mia disposizione posso gettare le basi per l’identificazione del brand o prodotto in questione. Elementi grafici, tonalità, colori e tipografia verranno definiti in questa fase. Poi il check della direzione creativa. Fatto ciò, mostriamo il progetto al cliente, presentandolo in modo impattante ed esteticamente impeccabile.

4 · consegna

Dopo aver definito insieme al cliente che strada seguire, iniziamo a rifinire e ottimizzare tutte le componenti del progetto. Stampa o digital: non importa quale media è stato scelto. Un progetto sviluppato in modo tecnicamente corretto e accurato è funzionale a una corretta comunicazione.

Le fonti di ispirazione analogiche e digitali di Silvia

Quali sono le tue fonti di ispirazione “non tecnologiche”? Quadri, film, fotografie, mostre, ma anche angoli di strada, paesaggi urbani, situazioni nella vita quotidiana?

Il cinema è sicuramente grande fonte di ispirazione. Tra i generi, amo particolarmente la science fiction, i film drammatici (più tristi e sconvolgenti sono e meglio è) e un pizzico di horror.  Traggo ispirazione anche dai colori della natura, che mi hanno sempre affascinata, ma la più grande fonte di idee è per me il colloquio, il confronto diretto con altri professionisti. E poi sarò molto sincera: buona parte dell’ispirazione la traggo dal web. YouTube e Behance sono le mie muse principali.

Tra le nuove frontiere in campo design, UI e UX compaiono il sound design come importante estensione per l’esperienza dell’utente con la crescente diffusione di prodotti smart, dispositivi wireless e vivavoce; un ritorno all’ipertesto che genera prospettive interessanti per l’usabilità; un approccio ludico alla user experience, aggiungendo elementi di design non convenzionali per rompere gli schemi e rendere divertenti e inaspettate azioni normalmente ad alto tasso di noia (ad esempio, la compilazione di form e moduli obbligatori).

Più in generale, secondo la celebre regola di ‘peak end rule’ dello psicologo e neuro-economista premio Nobel Daniel Kahneman, tendiamo a giudicare le nostre esperienze in gran parte in base a come ci siamo sentiti all’apice e alla fine, quindi nei picchi emozionali dell’esperienza, invece di fare una media.

Si parla tanto anche di design empatico ed Emotional Design. 

Un approccio olistico

Secondo te come è possibile creare “artigianalmente” l’eccezionalità dell’esperienza dell’utente di un sito web?

Credo che durante una progettazione, soprattutto quando si parla di identità visiva e logo design, sia necessario adottare un approccio “olistico”. Vedo ogni elemento come un tassello. Più tasselli progetteremo in maniera attenta e coerente (logo, scelta del colore, tipografia e via dicendo), più andremo a dare forma a un brand coerente e riconoscibile.

Per comprendere meglio le aspettative dell’utente di un sito, forse un momento fondamentale potrebbe essere quello che definisce il rapporto con le aspettative e le esigenze del cliente, ad esempio il gestore di un’attività eCommerce.

La trasparenza e chiarezza a inizio lavorazione sono indispensabili. Dall’inizio cerchiamo di spiegare in modo chiaro e semplice ciò che il cliente potrà aspettarsi. A volte è meglio rischiare di spendere qualche spiegazione in più in partenza, che ritrovarsi a progettazione inoltrata con un cliente pieno di dubbi e insicurezze.

È importante non dare nulla per scontato e mai porsi come superiore/esperto saccente… meglio un rapporto onesto, amichevole e diretto.

Meglio identificare velocemente ogni nodo per districarlo e procedere senza intoppi. Per carità, qualche errore viene sempre commesso ed è necessario tenerne traccia per migliorare di volta in volta il processo creativo.

“Good design is a function of empathy. It means I see you, I hear you, I’m with you. Non-empathic design is self-indulgent.”

[Brené Brown]

 

Approfondimenti

Brené Brown: Il potere della vulnerabilità un bellissimo TED talk di grande ispirazione per UX e UI designer.

Emotional Design: Why We Love (or Hate) Everyday Things, testo fondamentale di Donald A. Norman, psicologo e scienziato cognitivo, ingegnere elettronico e ricercatore per Apple,  Hewlett Packard e U Next, oggi consulente del Nielsen Norman Group, basato sullo studio di servizi e prodotti human centered.

Qualche esempio di design “brutalista” di tendenza da qualche anno: siti web che mostrano l’essenza di un sito e le sue funzioni, una sorta di reazione delle nuove generazioni alla frivolezza e all’ottimismo a volte troppo amichevoli nel web design.