Home / Lettere / Brand / I formati delle immagini digitali: una panoramica

I formati delle immagini digitali: una panoramica

Una panoramica dei formati delle varie immagini digitali, con spiegazione di ogni tipo di file e suo acronimo e nome, una guida utile!

Scrivici
Sigle, acronimi, termini incomprensibili. Ma che lingua parliamo a volte?
Anche se cerchiamo di spiegare sempre ogni concetto e termine al nostro cliente “come avesse 6 anni” (cit. Philadelphia, Jonathan Demme) a volte le sigle e gli acronimi sono necessari per passare di professionista in professionista i file corretti, da cliente a professionista e ancor più nell’utilizzo quotidiano delle immagini: per il sito, i social, per la stampa, alta definizione, bassa definizione, watermark, etc.

Grafica raster e grafica vettoriale

Le immagini dette raster sono composte da una serie di pixel, tanti piccoli mattoncini quadrati e colorati che, accostandosi gli uni agli altri, vanno a costruire un’immagine, come potete aver visto anche in qualche supermercato nel reparto TV grazie a un commesso particolarmente zelante.

La densità di pixel in un dato spazio, determinerà la risoluzione dell’immagine. Più pixel nello stesso spazio ci sono maggiore sarà la risoluzione.

Ppi è l’acronimo che rappresenta questo concetto: sta per “pixel per inch”, pixel per pollice. Il pixel è “in computer grafica, è l’unità minima convenzionale della superficie di un’immagine digitale. I pixel, disposti in modo da comporre una griglia fissa rettangolare, per la loro piccolezza e densità appaiono fusi in un’unica immagine”. Il pollice è anch’esso un’unità di misura, 2,54 cm per l’esattezza.

Questo concetto è molto rilevante sopratutto quando si parla di stampa. I ppi che abbiamo a schermo si tradurranno nella nostra stampante in dpi (dots per inch, punti per pollice). Immaginate un foglio bianco. Ogni pixel rappresenterà un punto. Più punti per pollice abbiamo, più l’immagine sarà nitida.

Immagini raster: le tipologie di file

Immagini raster, quindi composte da pixel. Che tipologie di file presentano questa caratteristica?

  • .jpeg o .jpg: Joint Photographic Experts Group. È una tipologia di immagine molto comune. Il grosso vantaggio di questi file è che presentano dimensioni contenute, essendo compressi. Attenzione però: questo significa perdita di dato e di qualità, sopratutto dopo ripetuti salvataggi. Molto utili sul web, sconsigliate per la stampa.
  • .png: Portable Network Graphics. Questo formato è interessante perché non compresso e quindi di qualità più alta. Supporta il canale alfa, che significa potrai avere un’immagine con sfondo trasparente. Non sono pensate per la stampa e devono essere quindi convertite in altri formati per essere utilizzate senza perdere la trasparenza.
  • .tiff: Tag Image File Format. È un formato ampiamente supportato che consente di mantenere la qualità dell’immagine e, volendo, anche la trasparenza. Sono file molto flessibili, che supportano un’ampia gamma di spazi colore (rgb, cymk, scala di grigio, etc). Possono contenere immagini a più livelli e per questo arrivano spesso a dimensioni considerevoli.
  • .psd: Photoshop. Questo è il formato proprietario di Adobe Photoshop per il salvataggio di immagini digitali. Permette di salvare moltissime informazioni, tra cui: profili colore, trasparenze, testo, effetti, animazioni e molto, molto altro. Lo svantaggio? Per aprire questa tipologia di file avrai bisogno di Photoshop oppure di programmi analoghi (Affinity Photo o Gimp) che non sempre però supportano tutte le funzionalità di Photoshop.
  • .gif: Graphics Interchange Format. Conosci sicuramente questa tipologia di immagini animate. Onnipresenti sul web prevedono l’utilizzo di massimo 256 colori. Questo purtroppo ha un grosso impatto sulla qualità dell’immagine che risulterà sgranata e poco nitida.
  • .bmp: Windows Bitmap. Pensate per essere utilizzate su sistema operativo Windows presentano più versioni: 3, 4 e 5. La prima permette operazioni di lettura e scrittura molto efficienti senza perdita di qualità. Le altre due supportano la trasparenza e sono molto utilizzate all’interno dei programmi di Windows e nei videogiochi.

Questi sono i formati principali e più utilizzati nell’ambiente raster.

Volgiamo ora lo sguardo a un’altra grande famiglia di file immagine, molto amata da noi grafici: i file vettoriali.

File vettoriale: cos’è?

Al contrario della grafica raster, la grafica vettoriale si può ingrandire o rimpicciolire senza perdita di qualità, essendo definita secondo equazioni matematiche. Infatti, in questo caso, possiamo dimenticare il concetto di risoluzione, dato che la grafica sarà infinitamente scalabile.

Un esempio pratico. Un logo deve essere creato in vettoriale perché dovrà prestarsi alle più svariate applicazioni: potrebbe essere riprodotto in dimensioni molto piccole, come su una chiavetta usb; oppure stampato su di un enorme cartellone pubblicitario. Se il nostro logo sarà stato progettato in formato vettoriale, avremo bisogno di un singolo file per entrambi gli utilizzi.

Per quanto ci riguarda, un logo non vettoriale non è un logo, ma è blasfemia pura! State quindi alla larga da fornitori che non possono garantirvi un logo correttamente progettato!

Un altro esempio sono i font. Questi sono di default in vettoriale. Fai una prova: apri un programma qualsiasi di scrittura, come word o pages ad esempio. Scrivi qualcosa e prova a cambiare la dimensione del testo: che questo sia pari a 12 punti o 700 nulla cambia. Le lettere saranno sempre perfettamente “a fuoco” e la grafica non subirà diminuzione di qualità

Ecco alcune estensioni che rappresentano immagini vettoriali.

  • .eps: Encapsulated PostScript. Rispetto ad altre tipologie di file vettoriale, si tratta di file compatibili con molte piattaforme. Per questo motivo quando un designer progetta un logo per il suo cliente, solitamente consegna il lavoro anche in questo formato. Personalmente lo ritengo superfluo, dato che consegniamo le nostre progettazioni anche in formato .pdf (più leggero e universale), di cui parleremo subito qui a seguire.
  • .pdf: Portable Document Format. Il formato universale per definizione, conosciuto e utilizzato su qualsiasi sistema operativo. Anche i .pdf supportano la grafica vettoriale. Provate ad esempio a zoomare sui caratteri tipografici o un logo (un logo ben fatto si intende) di un qualsiasi documento in vostro possesso. A meno che questo non sia una scansione (immagine raster), vedrete che le lettere non perderanno minimamente dettaglio o definizione.
  • .svg: Scalable Vector Graphics. Questo tipo di immagini è utilizzato sopratutto sul web. Hanno enormi vantaggi essendo molto più “snelli” rispetto a un .jpeg o un .png e non andranno quindi ad appesantire il vostro sito, migliorando le prestazioni e aumentando la probabilità di “trattenere” il vostro visitatore più a lungo.
  • .ai: Adobe Illustrator. Adobe illustrator è il software d’eccellenza per creare grafica vettoriale. Al suo interno i designer di tutto il mondo si apprestano a creare loghi, icone e illustrazioni.

Quello dei file immagine è un argomento poco conosciuto dai non addetti ai lavori e può essere ostico. Per questo motivo credo sia dovere del designer approfondire la questione con il proprio cliente, fornendogli tutte le informazioni necessarie. Ho sentito spesso colleghi lamentarsi di clienti: “perché non mi passa il file vettoriale?”, “perché l’immagine è in bassa?”. Sta a noi comunicare in maniera chiara e corretta; non possiamo pretendere che il nostro cliente sia un esperto.

In conclusione

Hai altre domande su questo argomento? Vorresti avere il logo ben progettato da professionisti e nel formato corretto per la tua attività, che ti rappresenti, ma non sai da dove iniziare? Scrivici!

Parliamo di Brand