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I social non sono il male: servono, prima di tutto, a dare visibilità alla tua azienda, a creare interazione. E dopo, solo dopo, a vendere.
i social non sono solo il male

Se pensi che i social siano (solo) il male, non li hai ancora capiti veramente

Vituperati e osteggiati dai più, i social media non smettono di dividere; per questo serve fare un po’ di chiarezza.

Nonostante i social media siano ormai entrati in modo prepotente nella nostra quotidianità, c’è ancora qualcuno che non ha colto la loro importanza in alcuni ambiti, come per esempio il business e la comunicazione, e li vedono come un non-luogo che conferisce una qualche fantomatica anonimità, togliendo ogni freno inibitorio; un non-luogo in cui salutare in maniera superlativa, proporre lunghissimi caffè virtuali, mostrare i muscoli, fare i leoni, gli esperti, i salutisti, i ricconi; ostentare la personale realizzazione del sé, al mare, in montagna, all’alba, al tramonto, con il cane, con il gatto, con la torta, con l’amore della vita – dimenticandosi, però, che è lì, in quel non-luogo, che trovano tutte le fake news di cui infarciscono i loro discorsi – per dirne una, ah, e buongiornissimo naturalmente.

I social media, ovviamente non sono questo (o, per lo meno, non sono solo questo). Se così fosse, questo articolo potrebbe finire qui. E invece continua. Perché i social media sono il presente della comunicazione e, chiunque abbia un business, o qualcosa da comunicare, non può ignorarlo.

La reputazione viene prima della vendita

Spesso, quando ci si approccia ai social media per fare business, ci si aspetta di iniziare immediatamente, seduta stante, a vendere e a ricevere contatti; suggestionati da un mantra che, senza rendersene conto, loro stessi hanno contribuito a diffondere: guadagnare subito, tanto e senza sforzo. 

È questo uno dei luoghi comuni più difficili da cancellare nel GPS mentale di molti, moltissimi, troppi boomer che decidono di usare i social per comunicare e rilanciare il proprio business.

Un aspetto poco considerato dai più è che i social servono, prima di tutto, a dare visibilità alla loro azienda (al loro brand, a loro stessi), a farla conoscere e creare interazione all’interno di essa. 

E dopo, solo dopo, a vendere.

Ma, attenzione: “dare visibilità” a cosa?

I social media sono come una lente d’ingrandimento: ingigantiscono quello su cui vengono puntati; per cui, se li usiamo su una scatola vuota, ecco che loro riporteranno, in grande, l’immagine di una scatola vuota; se li usiamo su una scatola piena di schifezze, tutti vedranno quelle schifezze.

Quindi, prima di decidere di puntare sui social per comunicare, è importante avere le idee chiare su:

  • identità personale/aziendale, 
  • punti di forza personali/aziendali, 
  • cosa effettivamente vale la pena comunicare e cosa no. 

Fatto questo potremo iniziare a valutare l’idea di farci aiutare dai social media a far vedere a un numero sempre maggiore di utenti tutti i valori e le opportunità offerte dal nostro business. 

I social non devono essere usati subito per vendere; ma per presentarsi al pubblico, in maniera onesta, con l’abito migliore che c’è in guardaroba.  

Le vendite arriveranno successivamente – e di conseguenza.

Quello che molti non capiscono dei social media

Con buona pace di tutti quelli che non si sono ancora rassegnati all’idea che il futuro, ci piaccia o non ci piaccia, continuerà sempre ad aspettarci al varco. 

Stiamo vivendo in un periodo storico in cui la nostra vita digitale la dice molto più lunga su di noi di quanto non faccia la vita in sé (il che non è sempre, chiariamoci, un “bene”) e, soprattutto per aziende e professionisti, affidare la propria immagine ai social media, è diventato fondamentale per provare a dare una svolta alla propria attività. 

È un discorso che vale per tutti gli ambiti: PMI, PA, politica, turismo.

Perché, nonostante tutte le differenze che intercorrono tra di loro, tutti questi settori sono legati insieme da un comune denominatore: per poter esistere, hanno bisogno di creare relazioni con il “loro” pubblico, i “loro” utenti, in sostanza, il “loro” target.

i social non sono solo il male

Capire lo spirito del tempo per padroneggiarlo

In questi casi, l’obiezione tipica, di solito, è che la vita digitale ci sommergerà, ci toglierà la capacità e la fortuna di stupirci, di emozionarci davanti allo sguardo di un bambino; che tutto ci esplode davanti senza filtro, raccontato e vissuto troppo velocemente e cose del genere.

Per quanto apprezzabile, rimane una obiezione fuori dal tempo: non bisogna aver paura di adattarsi ai tempi che cambiano (senza soccombervi, certo); è necessario riuscire a capire lo spirito del tempo e padroneggiarlo. 

Siamo vivi adesso, in questa contemporaneità, con il nostro bagaglio di esperienze e di ricordi: dobbiamo far coesistere questi due mondi, il passato e il presente, senza stravolgere noi stessi e senza rifiutare questa vita (per quanto digitale possa sembrarci, a volte).

I social sono i nuovi media

Zygmunt Bauman diceva che «Molte persone usano i social network non per unire e per ampliare i propri orizzonti, ma piuttosto, per bloccarli in quelle che chiamo zone di comfort, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce, dove tutto quello che vedono sono i riflessi del proprio volto».

Ecco, questo è un uso sbagliato dei social media, che sono nati per creare nuove relazioni e si sono sviluppati sulla base dei cambiamenti e delle esigenze di tali processi relazionali.

A ogni modo, comunque vogliamo metterla, questi nuovi rapporti tra le persone, queste nuove relazioni hanno dato il via a un profondo cambiamento della società – con tutto il suo fardello di azioni sociali, cultura, usi, costumi.

Basti pensare che è grazie ai social che riusciamo a essere informati in tempo reale su tutto; è grazie ai social che riusciamo a entrare in contatto con realtà nuove, con nuovi punti di vista, nuovi stimoli; è grazie ai social che riusciamo a creare nuove sinergie, ad ampliare la portata del nostro messaggio (i social sono il megafono della nostra comunicazione come lo sono/erano le conversazioni dei mercati).

Nonostante tutto, però, se non si è ben organizzati, i social media possono rivelarsi un’arma a doppio taglio. 

Per questo è importante, subito dopo aver preso coscienza della propria identità, dei propri punti di forza e del messaggio da trasmettere, mettere in atto una vera e propria strategia di comunicazione basata su:

  • Scelta del social: i social non sono tutti uguali. Facebook, Instagram, YouTube, TikTok, Twich, Pinterest, ognuno di loro ha caratteristiche specifiche e utenti specifici;
  • Definizione degli obiettivi: possono essere obiettivi a medio o lungo termini, finalizzati all’aumento della reputazione o alla vendita. Non si può parlare di comunicazione senza un reale obiettivo da perseguire;
  • Posizionamento: ossia l’immagine che l’azienda o il brand vuole lasciare nella mente del proprio target di riferimento;
  • Individuazione della buyer personas: in altre parole, l’identikit dell’utente medio che identifica il target;
  • Creazione di una content strategy: è importante definire gli argomenti da trattare sui social, magari suddividendoli in rubriche, per fornire dei contenuti utili e interessanti per il pubblico a cui ci si rivolge;
  • Misurazione dei KPI: i KPI sono gli indicatori chiave di prestazione. Sono loro a definire il successo di una strategia. Sono la rotta da seguire per non smarrirsi. Tenerli sempre sotto controllo permette di correggere tempestivamente quello che non va.  

Sembrava un gioco da ragazzi, vero?

Alla fine, ci piaccia o non ci piaccia, i social rappresentano ancora il presente e il futuro della comunicazione e sono parte integrante della nostra vita (al pari di televisione, radio e giornali). 

Sono media a tutti gli effetti. 

Sono media sociali.

Continuare a far finta che non esistano, allontanandoli dalla nostra vita, bistrattandoli in una posizione in cui releghiamo le cose che conosciamo poco è come giocare a nascondino in una stanza vuota: non ci vuole molto prima che qualcuno faccia tana.