noi / Lettere / Lettera 84

Il restyling di un sito web a partire dalla content analysis.

Fare il restyling di un sito web parte dall'inventario (quantità) e dall'audit (valutazione) dei contenuti, e quindi dall'architettura delle informazioni.

Ok, hai deciso, vuoi fare il restyling del tuo sito web. Benissimo, ma lo sai che da un grande potere derivano grandi responsabilità?

Una di questa è fare l’inventario, la valutazione e l’analisi (audit) dei contenuti per iniziare a dare un senso alle cose (servizi, prodotti, etc.).

Restyling di un sito web: dal vecchio per arrivare al nuovo

Partiamo da una grande, sconcertante banalità: non c’è nuovo senza riflessione sull’esistente.

Ebbene sì: uno dei più grandi errori in cui si incappa alla vigilia del restyling di un sito web è, quasi impulsivamente, giudicare il sito vecchio. Anzi, quello che farai (ti conosciamo bene!) è screditarlo, sminuirlo o ancora peggio, non considerarlo. È normale, è umano, è la classica spinta poco reazionaria e molto libertaria che tanto apprezziamo nei clienti ma… beh, c’è un però.

Noi non siamo Marie Kondo, la famosa coach dell’ordine e della pulizia giapponese. Non crediamo che un restyling sia un atto di catarsi, non siamo dei ferventi sostenitori del “buttare via, buttare tutto”. Il nostro compito è mettere ordine e studiare al meglio il tuo nuovo sito come uno spazio abitativo partendo dall’audit di quello che c’è già e tenendo conto dell’evoluzione avvenuta nel frattempo.

Con due scopi precisi: migliorare la percezione del tuo brand e la customery journey dei tuoi clienti – senza creare spaesamenti.

Per farlo iniziamo la fase di progettazione analizzando il tuo sito esistente – sì quello esistente che non ti piace. Lo facciamo con un’analisi dei contenuti, o meglio: un inventario e un audit dei contenuti (o in gergo: content inventory e content audit).

restyling di un sito web

Content inventory e content audit: cosa sono

Prima di tutto una specifica che sa tanto di spoiler ma che spoiler non è: una content inventory è una lista di tutto il contenuto di un sito ed è di tipo quantitativo; mentre un content audit è di tipo qualitativo e aiuta a fare un distinguo tra contenuto di valore e contenuto che puoi benissimo eliminare. L’importante è che una cosa precede l’altra: prima vediamo cosa c’è (inventariare) e poi consideriamo cosa c’è di buono (valutare e vagliare).

La content inventory è una cronologia di quanto prodotto nell’arco degli anni: traccia il livello della pagina con un numero progressivo, il titolo della pagina (in vari livelli), l’url di riferimento, la tipologia di contenuto e fattori di indicizzazione. Il content audit è la fase successiva alla mappatura dei contenuti, ovvero la verifica e la valutazione ROT, acronimo di Redudant (superfluo, da eliminare senza troppi risentimenti), Outdated (obsoleto, quindi aggiornabile) o Trivial (inutile per gli obiettivi che ha il restyling). Poi ci sono anche quelli buoni da ottimizzare e potenziare.

Fare un inventario parte dell’architettura delle informazioni

L’inventario e l’audit sono una sorta di grande prova del nove: considerati i bisogni del brand e quelli degli utenti, questi contenuti sono ancora validi in vista del restyling del sito?

Entrambi, inventario e audit, contribuiscono a:

  • disegnare una mappa di partenza;
  • giudicare i contenuti (testi, documenti, immagini, video) sulla base degli obbiettivi e dei risultati formalizzati;
  • definire le attività future (di content strategy, di social media strategy, di brand awareness etc etc…).

Fare un’analisi dei contenuti è utile in ogni fase di progettazione ma si rivela importantissima nelle fasi iniziali per l’architettura dell’informazione in quanto aiuta a comprendere la struttura del sito nuovo, le sezioni chiave, le pagine da utilizzare e la collocazione e la distribuzione dei vari contenuti. È come se avessi a disposizione una grande panoramica di tutti gli elementi, un reminder dei dettagli di ogni pagina, un catalogo pagina dopo pagina. E una valutazione implacabile e condivisa di ogni pezzo.

Come dice Lisa Maria Martin nel suo Everyday Information Architecture, l’analisi dei contenuti “impone un ordine al caos”; Nicola Bonora, in Content Design, scrive che fare audit dei contenuti “aiuta a respirare il profumo del contenuto”. E ad andare, un po’ cani da trifola, un po’ maître parfumer, nella direzione giusta per il miglior restyling possibile.

Parliamo di Web Design
0
loading
Lettere