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Del maiale non si butta niente, del Social Media Marketing sì

Il Social Media Marketing non è come il maiale: quello che non serve lo devi buttare via. E non è vero che tutto fa brodo purché se ne parli.

Quando ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della comunicazione sui social, ci si approcciava alla materia partendo da tre capisaldi della cultura popolare italiana: “Nel bene e nel male, purché se ne parli”, “tutto fa brodo” e “Del maiale non si butta via niente” – perché avevamo l’idea che i social fossero una cassa di risonanza con cui amplificare quello che avevamo da comunicare (giusto); per cui diventava indispensabile accaparrarsi tutti i tagli di social che il macellaio-web metteva a disposizione (Facebook, Twitter, Pinterest, LinkedIn e compagnia bella) e fare di tutto per far parlare di sé (sbagliato).

Da allora sono passati alcuni anni, e molte cose sono cambiate; ma l’approccio è rimasto sempre lo stesso: fai parlare di te, sempre e comunque, e sii onnipresente.

Il problema è che il web non è un maiale – e gli utenti sono diventati esigenti.

Tra ‘bene’ e ‘male’ c’è di mezzo la tua reputazione

Quando dico che gli utenti sono diventati esigenti, mi riferisco al fatto che, adesso, gli utenti possono operare una scelta.

All’inizio i social erano come una piccola bancarella ambulante messa al centro della piazza di un piccolo paesino. Esponeva poca mercanzia e, quella che esponeva, nel bene o nel male, te la facevi andar bene – perché non c’era altro. Nel tempo, però, quella bancarella è diventata un enorme centro commerciale dove puoi trovare tutto quello che vuoi, nella quantità che vuoi e come lo vuoi. Per cui, se prima avevi bisogno di un coltello da macellaio, ti saresti accontentato dell’unico coltello presente nella bancarella; mentre adesso, puoi scegliere tra una miriade di coltelli – e difficilmente la tua scelta ricadrà sul meno affilato, sul più brutto e sul più arrugginito: sceglierai quello che ti sembra migliore.

Allo stesso modo, gli utenti che bazzicano i social opereranno la loro scelta e, a prescindere da quello che stanno cercando, sceglieranno il prodotto o il servizio che si presenta migliore: quello con le recensioni migliori, quello con le foto migliori, quello con il design migliore, quello che parla meglio…

Il concetto del “nel bene e nel male, purché se ne parli” è un concetto da peracottari del social media marketing. Punto.

Del tuo prodotto, della tua azienda, del tuo servizio, di quello che ti pare, se ne deve parlare sempre bene – non c’è santo che tenga.

E, per far sì che se ne parli bene, devi curare la tua brand identity, devi adottare una strategia social multicanale intelligente e imparare a metter via quello che non serve.

Strategia social multicanale: a ognuno il suo boccone preferito

Torniamo un attimo alla nostra piazzetta immaginaria del piccolo paesino immaginario. Mentre prima c’era un’unica social-bancarella che vendeva sia coltelli da macellaio che prodotti cosmetici, per dire, adesso ci sono miliardi di social-negozi che vendono solo cosmetici e altrettanti social-negozi che vendono solo coltelli da macellaio. Per cui, se dovessi trovare lo stesso coltello sia in un negozio che vende trucchi e rossetti che in un negozio che vende coltelli e mannaie, proprio lo stesso coltello dico, dove lo compreresti? Di quale negozio ti fideresti di più? Be’, non so tu, ma io andrei dritto dritto dal negozio che vende coltelli e mannaie.

Questo per dire che, oltre al modo in cui se ne parla è importante anche tenere in forte considerazione il luogo in cui se ne parla. Il “dove” è importante quasi quanto il “come”.

Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin, Instagram, TikTok… tutto fa brodo? Assolutamente no. Non devi considerare l’universo social come un enorme maiale: non puoi buttarti su ogni boccone, altrimenti ti strozzi.

Devi costruire la tua presenza social partendo da te, da quello che vendi e dagli utenti a cui vuoi venderlo.

Per esempio:

  • se vendi articoli per giovanissimi, accessori moda o prodotti crafting fai benissimo a decidere di affidare la tua comunicazione a Instagram – ugualmente se sei un/a modello/a, fotografo/a, designer et sim (anche se, a voler proprio fare i puntigliosi, ci sarebbero canali più in linea – ma forse troppo poco bazzicati);
  • TikTok solo se vendi qualcosa per adolescenti e pre-adolescenti;
  • se vendi servizi professionali o cerchi opportunità lavorative, allora troverai i migliori bocconi per te su LinkedIn;
  • addenta Twitter se e solo se ti occupi di news, aggiornamenti in tempo reale, opinioni – oppure se sei un battutista acuto;
  • se cerchi ispirazioni su arredamento, crafting, design, artigianato, moda, troverai sicuramente soddisfazione su Pinterest.

E Facebook? Be’, Facebook è il social più “generalista” e trasversale che ci sia, per cui puoi puntarci quasi sempre – purché tu non voglia intercettare un target di giovanissimi.

E YouTube? YouTube solo se fai video (stop).

Senza dimenticarci di Google My Business che, in combinazione con Google Maps, può davvero farti alzare ben sazio dal banchetto dei social, soprattutto se hai una piccola attività locale, perché aiuta gli utenti che ti cercano su Google a trovarti in un battibaleno – e ad avere in maniera più diretta ed intuitiva tutte le informazioni più importanti (orari, indirizzo, telefono, recensioni).

Ovviamente, alcuni social possono coesistere con altri, sempre in base alle tue reali esigenze, e amplificare ancora di più la portata del tuo messaggio. Ma senza strafare, perché essere presente nel social sbagliato può nuocere gravemente alla salute del tuo brand.

Tutto questo si può riassumere in 3 parole: Social Media Strategy.

Social Media Marketing: e ora, che si fa?

I social sono i megafoni della tua comunicazione, questo è ancora vero. Ma devi essere sicuro che chi ascolta il tuo messaggio sia qualcuno di potenzialmente interessato – altrimenti stai solo sprecando fiato e passi pure per rompiscatole.

La prima cosa da fare, allora, quando decidi di puntare sui social per comunicare è capire quale social fa più al caso tuo.

La seconda è decidere come presentarti per far in modo che tutti parlino bene di te.

La terza è capire fin dove puoi arrivare da solo e dove hai bisogno dell’aiuto di un professionista – e se questo professionista ti dice che devi stare su tutti i social, perché del maiale non si butta via niente, perché tutto fa brodo e perché l’importante è che si parli di te, nel bene e nel male, be’, allora sai già che ti trovi al cospetto di un macellaio, e non di un professionista del web.

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