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Ritrovare lo stupore nella lettura

Ritrovare il piacere della lettura significa spalancare di nuovo gli occhi sullo stupore, sulle parole e il nostro rapporto con esse, sulla meraviglia. Le parole accompagnano il lettore, danno la mano, sollecitano la vita e le conversazioni critiche contro le parole fossili e molli.

Negli ultimi 10 mesi ho letto esclusivamente libri che riguardassero le mie attività professionali, strategia, brand, biografie, manuali di stile, euforie di successo.

Nella mia vita ho letto molto, ma soprattutto narrativa americana. In questi ultimi giorni, dopo promesse non mantenute a me stesso nel corso del tempo, ho sentito il bisogno incalzante di tornare a leggere di narrazione di mondi infiniti e insieme infinitesimali. Ho sempre amato un certo tipo di scrittura, ho scritto un libro di cinema per scrivere della vita, ho scritto usando le parole per nascondermi nel privato e per colpire nel pubblico, credo che un certo archetipo di scrittura, che l’uso di alcune parole, che un certo tipo di prosa, possa davvero spalancare le porte dello stupore, della meraviglia, dei fuochi artificiali, possa essere un nuovo e imperioso battesimo. A parte questo, l’accostamento di parole che ritroviamo in certe letture leniscono l’anima, ci ricollegano al mondo, qualsiasi abbiamo deciso esso sia per noi, ci accostano a noi stessi e fra di noi, ci tendono la mano, ci fanno rivivere sensazioni di piacere tostato.

Per chi scrive leggere è fondamentale

Per ogni parola scritta credo si debbano leggere migliaia di parole, averle assorbite, esserne consapevoli, farne parte, come far parte dei micromondi che creano i nostri scrittori prediletti, quegli habitat in cui ritroviamo il baricentro delle nostre riflessioni, la posa e l’incanto delle nostre divagazioni mentali, le briglie del nostro personalissimo vocabolario. Dietro la creatività, dietro la bellezza formale delle parole, vi sono ore di mondi inesplorati che sono stati espugnati, cantine vorticose che sono state ritrovate sotto case di foglie dopo caccie al tesoro fino all’ultimo respiro. Per chi vive di parole non c’è altro modo che ritrovare il bandolo di tutte le matasse: leggere, inglobare, per poi masticare, rendere le parole epidermide, essere parola, condensarla poi nella scrittura. Questa è la mia personale lettera d’amore verso la lettura di mondi che si rimarginano e che smettono di sopravvivere nelle nostre teste per cominciare a vivere su un testo cartaceo, su un sito web, su un compendio di cose da ricalibrare, in una missiva disperatamente sincera, in una lettera d’amore.

Metabolismo creativo

Le parole accompagnano il lettore, danno la mano, sollecitano la vita non meno che l’amicizia, i rapporti interpersonali, le gratificazioni professionali, le conversazioni critiche contro le parole fossili e molli. Quindi condensiamo e condensiamoci fra le righe, chissà questa metrica delle parole come agirà sul nostro metabolismo creativo, in quali anfratti del nostro vocabolario andrà ad annidarsi, che sia poesia o payoff o parola carica di affetto, volatilizziamoci per ritrovare un nido, per rimanere riparati e cibati, per continuare inamovibili a produrre meraviglie.

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