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La solitudine del linguaggio aziendale

Evitare come la peste l'aziendalese nel nostro linguaggio, soprattutto nei nostri testi corporate, ci permette di essere più reali ed efficaci.

Testi complessi non sono testi professionali

Sfatiamo subito un mito: usare i paroloni e le frasi lunghe e contorte non è un segno di professionalità e intelligenza, anzi proprio il contrario. Semplificare ci rende comunicatori efficaci; perché ricordiamolo, il nostro obiettivo se stiamo scrivendo per il nostro lavoro non è impressionare i lettori con un linguaggio ingarbugliato ma farci capire. Per farci capire la verbosità è un problema, è forse uno dei mali più terrificanti del linguaggio e non è mai, proprio mai, la soluzione ai nostri mali. Scrivere in modo semplice significa essere più comprensibili ed essere comprensibili vale molto di più dei tecnicismi e delle espressioni inutili.

Credo che nonostante i nostri sforzi l’aziendalese sia ancora così in voga perché le persone quando lo usano si sentono più professionali: invece non sanno che sono solo testi contorti, spesso senza un reale significato, irragionevolmente incomprensibili.

Aziendalese è il termine che è stato coniato per riferirsi proprio a questo linguaggio: il dizionario Treccani è stato fin troppo buono definendolo “termine con cui viene indicato il linguaggio tipico di chi lavora nei vari comparti aziendali o nel settore nel suo complesso.”
Non pensare che il linguaggio aziendalese, farraginoso, arzigogolato, pieno di paroloni senza consistenza, di frasi interrotte da subordinate su subordinate, sia relegato alle comunicazioni ufficiali o ai libretti delle istruzioni. L’aziendalese è in mezzo a noi, qui, sul web. Continua sommessamente la sua esistenza dentro molti siti aziendali che lo adottano come linguaggio ufficiale della loro comunicazione online. È un vero peccato, perché le persone sul web leggono di continuo e nella molteplicità di informazioni, spesso troppe, sono portate a saltare a pié pari quello che non capiscono, che è volutamente oscuro e a cui non possono attribuire valore.

La solitudine del linguaggio aziendale

Abbiamo bisogno di farci leggere, capire e seguire e tutto nell’arco di qualche secondo.
Abbiamo bisogno di metterci in relazione, di raccontarci, di ascoltare i nostri clienti, di rispondere con gentilezza e garbo. E l’aziendalese è una barriera linguistica fortissima che ci impedisce di fare tutto questo: perché a furia di trovare paroloni e periodi ingarbugliati si perde il filo del discorso e il risultato è un’accozzaglia di pensieri astratti che potrebbe andar bene per qualsiasi contesto, azienda o momento.
Sto parlando di voi aziende giovani e dinamiche, con servizi a 360°, leader di settore, attente alle reali esigenze del cliente, con location da sogno, offerte imperdibili e consulenze a tutto campo. Questo linguaggio vi lascerà soli con i vostri pop-up, i vostri siti illeggibili, le vostre newsletter piene di nulla. E alieni al buonsenso.

Avete avuto illustri maestri nelle istituzioni: nelle loro comunicazioni con i cittadini, proprio lì dove servirebbe maggior chiarezza, le cose sono complicatissime. L’aziendalese va a braccetto con il burocratese da una parte e l’itanglese dall’altro: sono ostacoli alla comprensione e perdite di tempo infinite per il lettore. La burocrazia ha contagiato anche il linguaggio ma noi dobbiamo resistere e liberarci senza timore di questi fiumi di parole che sono una vera insidia.

Puoi iniziare subito, sai?

  • Ai sensi di → come stabilisce
  • Altresì → anche
  • Apportare → aggiungere
  • Congiuntamente → insieme a
  • Corresponsione → pagamento
  • Dare comunicazione → comunicare
  • Detenere → avere
  • Erogare → offrire, proporre
  • Espletare → realizzare, concludere
  • In deroga a quanto precedentemente dichiarato -> fa eccezione
  • Inizializzare → cominciare
  • Preliminarmente → prima
  • Soluzionare → risolvere

Anche tra gli elementi minimi si nasconde la mancanza di leggibilità.

  • a partire da → da
  • attraverso → con
  • con l’ausilio di → con
  • in seguito a → dopo
  • finalizzato a → per
  • con l’eccezione di → tranne

Luisa Carrada nel suo libro Il mestiere di scrivere ci offre consigli su come semplificare il linguaggio che usiamo per lavoro.
Parla di leggibilità di un testo che dipende anche dalla lunghezza delle parole che usiamo e dalla lunghezza delle frasi: le parole brevi sono di solito parole più comuni e frasi più corte richiedono meno astrazione da parte del lettore per comprendere il testo. Per verificare la leggibilità di un testo esiste l’indice di Gulpease che calcola la lunghezza delle parole e delle frasi del tuo testo.

Alcuni consigli per guadagnare efficacia nel linguaggio

Non perdiamo l’occasione di farci leggere.

Diamoci dentro per rendere attraenti i nostri testi: come? Iniziando per esempio a evitare alcune espressioni.

L’aziendalese se lo conosci lo eviti

Evita tutte quelle espressioni stantie e prive di senso di cui puoi fare a meno.

  • Servizi a 360°, leader di settore, chiavi in mano, sconti esclusivi.
  • Gli inglesismi: tutti quei termini in inglese che possono essere usati senza problemi in italiano.
  • Il know-how è una competenza, il meeting è un incontro, un goal è un obiettivo, il planning è il piano, la location è il luogo, il competitor è il concorrente.
  • Le frasi fatte e le formule solenni.
  • Gentile Cliente (queste maiuscole ve le buco!) è Buongiorno Claudio, la Signoria Vostra è Lei, istanza corredata è domanda completa.
  • I latinismi e i grecismi dove se ne può fare a meno: de iure è di diritto, de facto è di fatto.

La forma passiva

Appesantisce e confonde e va usata solo quando l’oggetto è più importante del soggetto che compie l’azione.
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Il linguaggio artefatto

Preferisci un linguaggio comune, di tutti i giorni.

  • apporre → mettere
  • disdettare → disdire
  • interloquire → parlare
  • ottemperare → rispettare
  • mancato accoglimento → rifiuto

I giri di parole

  • Appesantiscono il testo oppure hanno sfumature che non controlliamo
  • In grado di per esempio trasmette insicurezza nonostante stiamo dicendo che siamo capaci di farlo.
  • “In grado di migliorare” è meno forte di “migliora”.
  • “Si rivolge a” è pesante. “Il nostro servizio si rivolge a imprenditori e responsabili”: è meglio se diciamo “ il nostro servizio è per imprenditori e responsabili”.

Le parole astratte

Sono quelle pesanti, che gettano una nebbia sui nostri testi e che possono significare tutto e niente come qualità, processo, pertinenza, efficienza, ottimizzazione.

Gli avverbi di modo

Quando non esprimono un concetto ma sono usati come un riempitivo. In genere evita quelli di modo che finiscono in -mente e dove puoi sostituiscili con un sostantivo gradevole: accuratamente, con cura, facilmente con facilità.

Si può evitare l’aziendalese?

Sì, certo. Prestando più attenzione alle parole che scriviamo e facendosi aiutare da un copywriter che metta ordine nel linguaggio aziendale, studi un tono di voce adeguato all’azienda e lasci una guida di stile con le indicazioni per continuare a scrivere in maniera comprensibile e rispettosa.
Penso spesso che nell’uso di un linguaggio ostico, che non ci fa accedere alle informazioni che cerchiamo ci sia un preciso intento: non farsi capire per avere sempre il coltello dalla parte del manico.

Ti ricordi l’Azzeccagarbugli del nostro caro Alessandro Manzoni?

Ecco così, tutti pronti a impressionare il povero Renzo di turno e sentirsi un gradino più in alto nella situazione.

Ma tu non farlo, dai.

Parliamo di Copywriting
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