noi / Lettere / Lettera 62

I nuovi esploratori (trasversali) del sapere

La transdisciplinarità, ovvero l’approccio memorabile per rammendare lo strappo tra la formazione classica e realtà multidimensionale.

Anni fa, la risposta più frequente che ricevevo durante i colloqui di lavoro era: “Brava, ma devi verticalizzarti”.

Avvilente. Tornavo a casa con un gran senso di impotenza, perché quello che serviva a loro non corrispondeva a quello che avevo portato con me. Ne sapevo di arte, di editoria, di fotografia, di copywriting, di social media. Ma dovevo saperne solo di una cosa, per essere davvero competente.

Verticalizzarsi, l’unico imperativo per chi davvero voleva fare la differenza.

Questo verbo mi ha sempre provocato un sorriso, forse meglio definirlo un ghigno: quello di chi proprio non la pensa come te. Le parole creano immagini e, nella mia testa, verticale è qualcosa che parte dal basso, dalla materia, e si innalza verso il cielo. Assomiglia a un tronco, che arrivato in cima si dirama, assumendo la forma delle sue radici che nessuno vede, ma ci sono.

E le radici sono importanti. Più sono diffuse, più sarà stabile. Anche la parte alta ora comincia a diventare sempre più complessa. Dai rami più grossi ne nascono altri secondari, che presto si addobbano di foglie fino a formare una chioma folta.

Ecco, se proprio dovevo essere verticale, sarei stata un albero.

Col tempo poi ho capito che non esiste una via unitaria, così come non lo è la vita e nemmeno la realtà in cui siamo immersi. Tutto quello che abbiamo intorno cambia ogni giorno e noi non possiamo restare fermi.

Il cambiamento, condanna e salvezza

Statico è ciò che non si muove e immobile è ciò che non è vivo. Per immergersi in questa nuova società fluida è necessario farsi spuntare branchie e pinne per nuotarci dentro.

Si tratta di analizzare obiettivamente i cambiamenti culturali, sociali e antropologici di una società in continua evoluzione. Cambiare oggi non solo è più facile ma è anche necessario.

La nostra è una generazione di persone che cambia lavoro ogni due/tre anni, cosa impensabile per i miei genitori che tutt’ora mi propongono di partecipare a concorsi pubblici per essere finalmente al sicuro.

Il mondo del lavoro è una giungla sconosciuta, in cui afferriamo una liana e rapidamente saltiamo da una realtà all’altra, ritrovandoci dentro esperienze diverse fra loro che si accumulano nel bagaglio, ogni volta più pesante.

Certo, non generalizziamo. L’approfondimento è la base per qualsiasi progetto e il cambiamento bisogna anche saperlo gestire, per non essere schiacciati da ansia e incertezza. Sempre più professionisti, però, non hanno alcun dubbio davanti alla possibilità di reinventarsi da zero, magari a partire da una grande passione.

Qual è la caratteristica che accomuna queste nuove figure mitologiche?

Cara vecchia curiosità, non sei più così inutile

L’età dei “perché” arriva poco dopo aver imparato a parlare. L’essere umano nasce curioso, ha bisogno di collezionare i dati mancanti e dare un senso alle informazioni. Agli adulti, però, questa fase risulta noiosa. È inutile sapere il perché di tutto quello su cui poggiano i tuoi occhi.

La curiosità, invece, non solo ci rende umani ma serve anche al nostro lavoro.

La curiosità è sorella dell’immaginazione; entrambe, mano nella mano, ti accompagnano alla ricerca di soluzioni innovative che nessuna macchina potrà mai trovare.

Madre naturale di entrambe è la passione, motore di amori e scoperte sensazionali. Non serve essere necessariamente un multipotenziale, uno di quegli unicorni che di giorno fa l’avvocato e di notte il web designer. La passione permette di sconfiggere la superficialità, approfondendo quello che più ti sta a cuore.

Tutte le vite passate diventano dei vasi comunicanti, non più dei compartimenti a tenuta stagna. Gli interessi per le più svariate discipline tornano utili e – ma sul serio? – distintivi. Non vergognartene mai: la tua passione illuminerà gli uffici grigi, sarà il catalizzatore di energie che ti renderà veramente unico.

Andare oltre, per sciogliere i nodi

Comincia a delinearsi quindi la figura di un professionista ibrido, sensibile al fascino della libertà, che appartiene solo a se stesso e a se stesso ha giurato di rimanere fedele.

Il mito degli specialisti, morbo diffuso per tanto tempo in una società che davanti alla vastità della conoscenza preferì porre dei limiti, ora ha un antidoto. Gli innovatori sono professionisti che saltano con leggerezza da una disciplina all’altra, infiltrandosi nelle realtà che hanno compreso l’importanza di professionisti-ponte tra i saperi e le culture.

L’urgenza è scovare le figure in grado di rammendare lo strappo tra il sapere frazionato e una realtà multidimensionale, globale e pluridisciplinare. La rigida separazione delle discipline rende incapaci di cogliere ciò che è tessuto insieme, ovvero complesso, nell’originario significato del termine.

La maggior parte dei problemi di oggi sono troppo complessi, infatti, per essere risolti da una persona specializzata in un unico settore; la semplice giustapposizione di discipline non è più sufficiente. Serve un sovversivo che riesca a osservare il problema da molteplici punti di vista.

Questo richiede una grande curiosità personale e l’attitudine ad andare oltre la formazione classica avuta finora. Non si tratta di una nuova disciplina ma di un’attitudine, un nuovo approccio intellettuale, culturale e operativo, che consiste nel creare processi ex-novo basati sui criteri conosciuti, superando i singoli confini di ogni branca del sapere.

Per essere memorabili i tool non bastano

Chi sarà in grado di scavalcare le barriere senza farsi male?

Il filosofo David Hume affermava di non poter dimostrare con esattezza la connessione tra le cose, ma di poterla asserire soltanto per mezzo dell’immaginazione.

Pensiamo al digital marketing, ad esempio, perché anche il digitale deve avere a che fare con un nuovo assetto culturale.

Fino a ieri, vittime di un perfido pifferaio magico, abbiamo tutti seguito la scia dello storytelling, dell’importanza delle storie, dei contenuti autentici, senza farci troppe domande. Ora, da svegli come si creano contenuti memorabili? Qual è l’approccio giusto per fare davvero la differenza? Quale professionalità è necessaria per cristallizzare l’essenza di un brand e renderla scintillante e visibile a tutti?

Saper usare tool e strumenti è un valore, basta solo trovare chi li sappia fare – e bene. Più difficile è, invece, scovare quei professionisti che si muovono nelle intersezioni. Che si trovano perfettamente a loro agio tra una disciplina e l’altra. Che se ne fregano di quello che è stato finora e di quello che dovrebbe essere. È da questi che arrivano le idee, le chiavi per aprire il giardino segreto dell’innovazione, nascosta dietro la porta della tecnologia.

L’identikit dei nuovi esploratori del sapere 

Parliamo di un animale strano, che ha delle caratteristiche ben precise.

  • Non è superficiale, non sa di tutto un po’. Al contrario, sa molto di un argomento e ne ha approfonditi altri in diverse misure, per necessità o virtù, che si incastrano in qualche modo fra loro. Questa ragnatela diventa ogni giorno più preziosa e la sua capacità di mescolare conoscenze gli permette di propagarsi nello spazio e nel tempo.
  • Ha una grande capacità di analisi, specializzato com’è nel risolvere problemi complessi. In una situazione a più variabili, ogni componente è connessa con le altre e dipendente da loro. Per risolvere questi problemi non ci sono regole fisse, occorre un grande intuito e il coraggio di sperimentare soluzioni valide qui e ora. Allenarsi a immaginare il maggior numero possibile di scenari gli permette di trovare un numero sempre maggiore di soluzioni.

“Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrati un chiodo” (Abraham Maslow)

  • Ha una dote rara e preziosa. È capace di costruire relazioni sane, che durano nel tempo. Proprio perché ha esperienze in settori diversi ha anche conoscenze che toccano terre lontane. Le sue reti sono lo specchio dei suoi interessi, che incrocia in maniera spontanea all’occorrenza.

Come un apolide, pianta la sua tenda sul terreno ideale. Oggi. Domani chissà.

Non appartiene a un popolo, a una terra, a una setta. Guarda tutto con curiosità e non ha limiti.

Non esistono regole fisse, specie se si tratta di contenuti. Finita l’epoca delle 3, 5, 7 regole per fare qualsiasi cosa, ne sopravvive una sola.

Non aver paura di sembrare strani. Non aver paura di mostrare le proprie polarità, le contraddizioni.

Solo la passione potrà traghettarti da una sponda all’altra del sapere, portando di qua e di là ciò che ti serve a tuo piacimento. Non separartene mai, come la bussola tra le mani di un esploratore a caccia di nuove occasioni.

Parliamo di Digital Marketing
0
loading
Lettere