lettera 27 | Cosa significa essere un project manager

Significa dimostrare con i risultati e i numeri e la crescita che quello che sto facendo è buono, e migliora.

Guardo al talento e ai risultati quando misuro una skill, non a un titolo di laurea, e mi affido all’intuito.

Perché oltre alla grande capacità organizzativa a trecentosessantagradi un project manager deve avere un forte intuito.

Serve quando hai davanti un cliente e devi intercettare quello che ti dice ma soprattutto quello che non dice o vorrebbe dire. Serve quando devi fare un preventivo, serve a dare i numeri giusti, tarati sul destinatario, adatti all’urgenza e al contesto, dentro e fuori la tua azienda. Serve a mantenere sempre e a tutti i costi il tuo posizionamento anche quando sembra che il fato ti guardi con occhi torvi. Serve a tenere duro quando ci sono gli alti, sopportare la pressione, e serve a non farsi abbattere nei momenti di lucida attesa.

 

Essere un project manager significa avere molteplici capacità, le più disparate, informatiche, analitiche, scientifiche, manageriali, creative, empatiche, psicologiche, matematiche, fiscali. Essere allineato alle tempistiche come un metronomo, sia quelle del tuo team sia quelle del tuo cliente, in un gioco sapiente di equilibri. Serve a far tornare i conti, sempre. Serve a dire sì e soprattutto a dire no, quando serve.

 

Se si è un bravo project manager l’autorevolezza viene da sé, non devi andare a cercarla fra le righe, chi ti sta davanti la sente, la percepisce, proprio come si percepiscono i bisogni inesplorati. Essere un project manager per me non significa fare quello che c’è da fare perché te l’hanno chiesto, ma quello che si dovrebbe fare, significa guardare più in là di una richiesta, usare le proprie competenze, non limitarsi al compitino.

 

Significa proteggere i collaboratori, sempre e comunque, perché sono scelti, perché la fiducia deve essere stata fondamentale prima, e non c’è bisogno di metterla alla prova ogni volta.

 

Essere project manager significa rispondere al momento giusto, essere presenti, né lontani né pressanti, ma affidabili, e soprattutto avere una visione globale e strategica non solo del Brand o dei Brand sotto la propria responsabilità, ma di ogni singola commessa. Significa avere la percezione del costo, del valore, del tempo e della durata, della programmazione, delle entrate e delle uscite, programmare i pagamenti, non dimenticare mai nulla. Essere una macchina da guerra.

 

Significa usare gli strumenti informatici che la rete e il digitale ti mettono a disposizione. Significa essere aggiornati su tutte le attività e normative, pensare due tre quattro anni avanti, strategicamente, economicamente, fiscalmente, socialmente, significa non buttare nulla e imparare da tutto e da tutti, ogni giorno.

 

Significa leggere e formarsi, rimanere fra le persone, accogliere, e quando serve, sfrondare.

 

E quando si valuta e preventiva un’attività di comunicazione significa riflettere, molto, perché i preventivi facciano già intravedere il valore, il piano di crescita, siano anch’essi strategia, visione a lungo termine, senso. Significa anche dire al tuo cliente non spendere i tuoi soldi così, anche se me l’hai chiesto, non servono a nulla, non aggiungono niente, spendi meno spendi bene, spendi strategicamente, perché tu non debba rifare tutto nel medio periodo perdendo valore e investimenti.

 

Significa lavorare tanto e non tralasciare nulla.

Significa fare la cosa giusta, mirata, sempre, a tutti i livelli.

 

William